Si infiamma la settimana a Milano, domenica a San Siro va in scena la stracittadina e Allegri deve fare i conti con la solita rosa corta che si trasforma in emergenza quando un giocatore dà forfait. Ed è il caso di Matteo Gabbia. Il nostro centrale titolare si è operato a Londra per un’ernia, nulla di complicato per carità, ma la difesa rimarrà orfana del suo leader per un mese abbondante.
Sì, non cominciate adesso a paragonare Gabbia a Nesta o a Stam e Maldini, Matteo è Matteo ed è il giocatore che lì dietro al momento ci dà le maggiori garanzie. Senza contare il suo contributo in fase d’attacco. Come non ricordare la sua capocciata nel difficile momento della scorsa stagione, quando con quel suo gol diede ossigeno al Milan di Fonseca e rilanciò, per poco, la stagione.
Matteo è milanismo puro, cuore, sacrificio e attaccamento alla maglia, e quando manca lui lì in mezzo si sente. In ogni caso ormai la frittata è fatta, o meglio la frittata è stata voluta nel mercato di gennaio.
Ricordate i nomi che giravano all’epoca, da Disasi a Gomez del Liverpool, passando per Gatti e per Kim del Bayern Monaco. Tutte voci che si sono trasformate in pernacchie, anche e soprattutto a causa di una società miope alle richieste del tecnico, che più volte ha sollecitato la dirigenza a darsi una svegliata.
Com’è la situazione?
Non rosea. Fortunatamente De Winter ha ripreso quota e si è preso un posto da titolare, complici anche i ripetuti infortuni di Pavlovic, Tomori e dello stesso Gabbia. Certo per De Winter questa sarà una reale prova del nove. L’ex Genoa si troverà di fronte la corazzata nerazzurra, paragonabile a quella maledetta sera di dicembre a Riyadh in Supercoppa, quando Hojlund fece vedere i sorci verdi al difensore rossonero.
Sinceramente sono fiducioso, come è fiducioso De Winter, che insieme a Tomori e Pavlovic forma un reparto di tutto rispetto. Il problema nasce alle loro spalle. Dio non voglia che uno di questi tre prenda un raffreddore o peggio ancora un attacco influenzale, Max si deve sincerare che abbiano le coperte rimboccate e che l’aria condizionata sia in funzione, perché se uno di questi si fa male saltano tutte le certezze.
Certo, qualcuno può dire, spostiamo Bartesaghi braccetto e un posto lo recuperiamo così, ma se arretri il Barte a chi affidi la fascia sinistra, all’impaurito Estupiñán? È pur vero che l’ecuadoregno dovrà prima o poi dare un segno di risveglio e di giustificazione per quei 16 milioncini di euro spesi in estate per prelevarlo dal Brighton, ma qui le domeniche passano e di miglioramenti non se ne vedono.
In realtà in panchina ci sarebbe il 18enne Odogu, ragazzetto costato 10 milioni di euro, che di belle speranze ne ha da vendere, ma l’unica esperienza che può vantare in campionato si limita a 4 minuti. Un po’ pochino per farlo esordire in un derby che si preannuncia infuocato.
Ora aprire il quotidiano processo contro la società si potrebbe anche fare, e sinceramente mi vedrebbe sempre come pubblico ministero ad accusare tutte le sciagurate scelte compiute da don Giorgio Furlani.
Adesso testa ai nerazzurri e testa ai tre punti in palio. Per fortuna avremo tutti i giocatori a disposizione da centrocampo in su. In particolare rivedremo la coppia Leao e Pulisic, da cui ci si aspetta tanto. Le voci di mercato per fortuna non scalfiscono il portoghese, che è sereno e domenica avrà il compito di guidare l’assalto alla difesa nerazzurra.
L’attesa si fa sempre più bollente.