Vi devo chiedere scusa! Nei giorni scorsi mi sono fatto traviare dall’euforia per il cambio di assetto societario, con le roboanti notizie che volevano il Milan di nuovo protagonista sul mercato, con un attaccante e un difensore a puntellare la squadra in vista della seconda parte di stagione e dell’assalto alla Champions League. E invece tutto è rimasto come prima, forse anche peggio.
Nell’editoriale di ieri ho inserito un punto di domanda per l’arrivo di Mateta, in realtà non avrei mai e poi mai creduto che sarebbe successo l’impensabile. Quando Sky ha dato la notizia della fumata nera fra il Milan e Mateta, credo che si sia toccato l’ennesimo punto in basso della gestione societaria, in particolare del mio omonimo (mi chiamo Giorgio).
Ora, ripeto, le visite mediche a Mateta dovevano essere una formalità, una società seria si documenta, chiama, si informa, prima ancora solo di imbastire una trattativa con un giocatore. Qui invece si sono mossi mari e monti, trovati accordi con giocatore e Crystal Palace, per poi scoprire, a poche ore dalla chiusura del mercato, che forse esiste un problema alle ginocchia del francese. Anzi! Secondo una fonte svizzera si opererà a fine stagione!
Adesso un livello di competenza così basso credo che la storia del Milan non lo abbia mai toccato. E penso di poter assolvere Igli Tare da questo risultato. Casomai i responsabili vanno ricercati ai piani più alti.
Onestamente la sensazione è che, come sempre, non si sia voluto investire una cifra senza aver ceduto prima Nkunku. La cosa tragicomica è che adesso il francese ci tocca pure vederlo in campo a Bologna, vista la carenza offensiva, su questo ci torneremo dopo.
Adesso facciamo un recap: in oltre un mese di calciomercato è arrivato un solo giocatore, perlopiù in saldo, e sto parlando di Füllkrug. Al momento lasciamo perdere la promessa Cissè, che peraltro rimarrà a Catanzaro.
Ora si comprendono bene le parole di Allegri in conferenza stampa di vigilia, quando non ha voluto parlare di Mateta. La sensazione è che il tecnico sapesse già tutto, o avesse già intuito tutto. Oltre al danno la beffa, perché amen se salta l’attaccante, ma almeno il difensore doveva arrivare, e invece uno a uno sono saltati tutti i nomi, da Disasi a Coppola, per non parlare dei grossi calibri dati in uscita dalle big europee, che in realtà se li sono tenuti ben stretti.
Dunque il Milan è ancora quello di inizio stagione, più un simpatico sdentato di 33 anni, che per la verità si è fatto apprezzare subito, e che insieme a Saelemaekers ci ha risolto il match con il Lecce.
Onestamente credo che Allegri stia covando un senso di rabbia e frustrazione. Tutte le richieste fatte alla società sono state cestinate. Vedremo come andrà la stagione, e vedremo se sarà almeno quarto posto, che significherà miracolo per Max.
Oltre al toscanaccio anche l’albanese credo cominci ad essere stufo di avere mani e portafoglio vuoti. Fare mercato senza soldi è come una partita a Monopoli.
Perciò signori continuiamo il viaggio con i passeggeri che abbiamo.
La prossima tappa è Bologna, non una fermata qualunque. Con i felsinei abbiamo un conto aperto dalla finale della passata stagione di Coppa Italia, e al Dall’Ara ci andremo con le cicatrici ben in vista.
Allegri in conferenza si è divertito a elencare il lazzaretto, con Saelemaekers fermato per il problema al polpaccio, Leao ancora ai minimi, e Pulisic che solo un miracolo potrà portare a Bologna. In compenso recuperiamo Fofana, e questa è l’unica buona notizia, ma in attacco spazio all’inedita coppia Loftus-Cheek – Nkunku. Se per Loftus-Cheek la permanenza al Milan è un segnale di fiducia, per Nkunku ogni partita rischia di essere una condanna. Inutile girarci intorno, Christopher Nkunku non riscuote il gradimento di Tare e Allegri, tanto che Tare ha cercato di piazzarlo a mezza Europa, e oggi ci tocca rimpiangere quell’offerta arrivata dal Fenerbahçe.
La speranza è sempre quella di essere smentiti, perché il Milan viene sopra qualsiasi idea personale, ma a Bologna sarà una battaglia, e visto il gioco del Bologna non vorrei si ripetesse lo spettro del primo tempo visto a Como e a Roma.
Fischio d’inizio alle 20,45, vincere è il solo modo di restare in scia all’Inter, ma senza nuovi innesti pare superfluo parlare di primato.