Leggevo un interessantissimo articolo di Manuel Del Vecchio su MilanNews che riprende quella che è stata la gestione del Milan negli ultimi anni, per quanto riguarda gli attaccanti.
Il reparto offensivo si sa essere da sempre quello più dispendioso, d’altronde è la punta che solitamente finisce a popolare i sogni dei bambini, ed è la punta che scalda gli stadi più di altri ruoli.
A riguardo, le scelte del Milan dobbiamo confermare che sono degne dei migliori investitori di startup.
Riprendo un pezzo dell’articolo pubblicato sul quotidiano rossonero, che riporta il case study di Harvard che ha visto protagonista Furlani:
“Vendere un giocatore per 70 milioni di euro è un grande affare, soprattutto nel contesto di un business complessivo che genera 400 milioni di euro di ricavi. Ma se prendiamo quei soldi e li reinvestiamo, ad esempio, in quattro giocatori che costano ciascuno 20 milioni e tutti si rivelano terribili, quegli asset tendono rapidamente a perdere valore e non saremo quindi in grado di rivenderli: la gestione finanziaria della nostra squadra è estremamente importante. A volte si tratta semplicemente di come strutturiamo il contratto. Il giocatore sbagliato acquistato per 50 milioni con il contratto sbagliato può valere zero dopo un anno, ma il giocatore sbagliato con il contratto giusto potrebbe comunque valere 30 milioni.”
In sintesi, i giocatori su cui scommettiamo non sono il top, con la sola e unica speranza che almeno uno faccia il boom, per poi rivenderlo e compensare le perdite: tipica mentalità da investitore di startup. Metto i miei soldi in 10 aziendine promettenti, che magari hanno anche un prodotto decente, poi la statistica farà il resto. Di queste 10, una performerà, e con quella ripianiamo gli investimenti delle altre 9, e ci godiamo i profitti della plusvalenza.
Dal punto di vista economico non fa una piega, e visto che il Milan appartiene a un fondo, è inutile sperare che le cose vadano diversamente. Diciamocelo chiaramente, finché c’è questa società, questo management, è inutile sognare. Come nel video dei Litfiba di tanti anni fa, della canzone Proibito, quando a Piero Pelù venivano tagliate le piume sul nascere.
Forse siamo noi tifosi che ci illudiamo, o che comunque resistiamo nel ricordo dei tempi passati, e nella speranza di tempi migliori.
A questo punto comincio a sperare che l’accordo sullo stadio si chiuda, RedBird faccia la exit e subentri qualcuno che perlomeno capisca che il giocattolo sportivo è ancora il centro del mondo Milan.
Detto questo, fra 2 giorni arriva l’Udinese: pensiamo al campo ed a questa benedetta qualificazione.”