Dopo Roma–Milan la critica si è scatenata nei confronti del modo di giocare del Milan. Le parole di Fabio Capello, in particolare, sono quelle che pungolano maggiormente. Onestamente il primo tempo dell’Olimpico, l’ho scritto anche ieri, ha fatto male all’orgoglio. Per storia e blasone il Milan ha sempre giocato per vincere e dominare dal primo minuto.
Spesso però ci dimentichiamo che quel Milan appartiene a un’altra epoca, o meglio a un’altra visione della vita e del calcio. Quando ripensiamo al Milan vincente, la mente torna all’impronta che diedero Berlusconi e Galliani. La filosofia di quel Milan partiva dall’alto per arrivare fino al giardiniere e al magazziniere. Tutti applicavano la mentalità vincente e l’idea di stupire con il concetto del bello.
Recentemente ho ascoltato un’intervista di Alessandro Nesta a Basement, in cui ricordava i momenti in cui la corazzata rossonera tornava a casa, magari dopo un pareggio a Empoli. L’ex centrale rossonero ricorda gli sguardi proprio dei giardinieri, dei camerieri e di tutto il personale che lavorava a Milanello. Uno sguardo fulminante, quello del personale impiegato, anche perché tutti ricevevano “la busta premio” dopo un successo. Piccolezze che fanno capire il concetto di mentalità vincente di tutto l’ambiente!
Purtroppo nel calcio, come nelle aziende, la mentalità, la mission e la vision sono fattori che fanno la differenza tra il vincere ed essere dei mediocri.
La domanda è: qual è la mentalità derivante dalla società? Signori, il Milan appartiene a un fondo, con un azionista di maggioranza che passa ogni tanto a Milano, e una dirigenza composta da manager il cui unico obiettivo è l’ultima riga del bilancio. Vincere, stupire, portare in alto il nome della squadra in tutto il mondo, sono pensieri che non sfiorano minimamente la dirigenza.
Quindi ha ragione Capello quando dichiara: “Il Milan ha fatto un primo tempo rinunciatario, senza visione di gioco. Mi è piaciuta la Roma, ha creato tantissimo e poteva essere avanti di due-tre gol: le occasioni le ha avute. Mi sembra una squadra che va per tentativi. E mi meraviglia che i due attaccanti senza palla siano passivi. È stato un Milan senza personalità e senza quel carattere che si fa vedere in tutte le partite come una squadra convinta della propria forza. Mi sembra difficile che possa raggiungere l’Inter, che invece ha una personalità unica”, o il giornalista Ravezzani: “Undici tiri in porta a uno. Il primo tempo del Milan è stato imbarazzante. E sarebbe interessante capire come una squadra, capace nella ripresa di giocare alla pari, se non meglio della Roma, possa essere così inerme per 45 minuti”.
Ma con una rosa ereditata lo scorso anno, con uno spogliatoio in frantumi e con una società poco “capace” quando si tratta di gestione calcistica, io credo che Allegri stia facendo miracoli. Poi anche a me ha fatto male vedere il Milan subire in quel modo, e sono d’accordo con Capello sul fatto che non si possano regalare due giocatori alla Roma, riferendomi ai due attaccanti. Il primo fuori ruolo, Leao, e il secondo, Nkunku, non all’altezza di questo Milan, nonostante il miglioramento delle ultime giornate. La consapevolezza che si possa e si debba migliorare c’è, però sarebbe anche utile mettere mano al porcellino e rendere questa rosa più simile a chi ci precede in classifica.
Passiamo al mercato: Loftus dovrebbe rinnovare, in settimana i suoi agenti saranno a Milano per discutere con la società. Una bella iniezione di fiducia di Allegri verso il giocatore, che così allontana definitivamente l’assalto dell’Aston Villa.
E proprio l’Aston Villa si riprende Tammy Abraham, il bomber che ci ha regalato l’ultima Supercoppa italiana, insieme ai 10 gol della scorsa stagione. L’inglese è andato al Besiktas e ha fatto bene anche lì, realizzando 13 reti in 26 partite. Se poi ripensiamo a Jovic, bocciato proprio dopo un finale di stagione convincente… ringrazio che Allegri e Tare siano al Milan!