Il 2025 ci saluta, e pensare che prorio un annetto fa vivevamo la tragicomica vicenda del licenziamento di Fonseca e il trionfo in supercoppa con Conceicao. Un fuoco di paglia che ha illuso tutto il popolo rossonero.
Ripercorriamo velocemente quello che è stato il 2025. Come sempre dai grandi fallimenti nascono le grandi rinascite e questa stagione, al momento, deve essere vissuta come una nuova sfida, impensabile dopo il disastro in finale di Coppa Italia col Bologna.
Andiamo con ordine, un anno fa di questi tempi si preparava la SuperCoppa a Rihad. Il Milan avrebbe prima eliminato la Juventus, poi ci avrebbe regalato quella spettacolare rimonta contro l’Inter, campione d’Italia al tempo, che accese la speranza di vedere i rossoneri protagonisti nella seconda parte di stagione.
L’uscita dalla Champions e la caduta in campionato
L’arrivo di Conceicao sembrò veramente un toccasana, dopo l’esonero, comunicato a mezzo stampa di Fonseca, l’ex tecnico del Porto sembrò portare una ventata nuova. La vittoria contro l’Inter resta un gioiello incastonato in un anello di legno, i rossoneri a poco a poco hanno mostrato le enormi difficoltà di gioco e tenuta difensiva. La caduta col Feyenoord, complice anche l’espulsione di Theo nella gara di ritorno, era solo il preludio a quello che successe in campionato. Infatti in Serie A i passi falsi si accumularono e ben presto il Milan si è ritrovato fuori dalla lotta per il titolo, fuori dalla lotta per la Champions, fuori dalla lotta per l’Europa League ed ha anche dovuto subire l’umiliazione di non competere nemmeno per la Conference.
La sconfitta in Coppa Italia contro il bologna di Calabria
L’unico salvagente sembrava essere la Coppa Italia, la finale di Roma prometteva di riportare a Milanello il trofeo dopo oltre 20 anni. Quella serata sappiamo tutti come andò, col Bologna che vinse meritatamente e col Milan che mise in luce inesorabilmente tutte le problematiche di una squadra palesemente allo sbando. Nei felsinei c’era Calabria, malamente cacciato dal Milan e da Conceicao.
L’arrivo di Max e la pianificazione
Per rinascere ci voleva un allenatore navigato ed emotivamente pronto a “spaccare il mondo”. E quel nome era uno solo, Max Allegri. Il tecnico livornese era reduce da un anno sabbatico dopo l’esperienza alla Juventus, che fruttò ai bianconeri la coppa Italia in finale contro l’Atalanta.
Dopo gli esperimenti con le guide dei due tecnici portoghesi, c’era bisogno di concretezza e c’era bisogno di dare forma ad una squadra che faceva acqua in tutti i reparti.
“Ripartire dalla difesa”, questo è il mantra che ha animato Max, e se pensiamo che Tomori-Gabbia-Pavlovic e Bartesaghi erano il reparto difensivo, in rosa, anche la scorsa stagione, capiamo bene l’immenso lavoro fatto da Allegri.
L’arrivo di Modric e Rabiot
Poi nel calcio succede che hai l’opportunità di prendere un grande campione, e il nostro tecnico ha avuto l’occhio lungo e una capacità di saper cogliere la voglia di vincere del croato. Ovviamente parlo di Luka Modric, dei suoi 40 anni e del carico di scetticismo che ha portato con sè.
Solo per citare i social, come non dimenticare il fiume di “meme” che hanno invaso la rete sbeffeggiando l’acquisto del Milan e marchiando Modric come un nonnetto. Beh a distanza di 6 mesi qualcuno si è ricreduto, Modric è forse il giocatore più determinante della Serie A, sicuramente del Milan. Il croato ha fatto la storia del Real Madrid, e certi giocatori sono talmente intelligenti che sanno dove possono arrivare. E Modric sapeva bene di poter fare la differenza nel campionato italiano, in cui la tattica è esasperata, ma la tecnica fa sempre di più la differenza, ed approfittando di ritmi ben più bassi rispetto a Premier e Liga, ecco che il quasi 41enne sta scrivendo ogni settimana pagine di un libro che speriamo possa andar ben oltre questa stagione.
Oltre a Modric è arrivato Rabiot, dopo il fattaccio successo a Marsiglia. La società ha saputo sfruttare al meglio quella situazione, per qualcuno è stato un colpo basso, in realtà Rabiot e il Milan dovevano incontrarsi sotto il segno di Max, che lo ha avuto alla Juve. L’arrivo del francese ha dato quel tocco di esperienza e sicurezza che il Milan andava cercando. Quando Modric e Rabiot giocano insieme il Milan alza la sua media punti notevolmente, e chissà dove saremmo in classifica senza l’infortunio che lo ha tenuto fuori numerose gare.
La forza di Saelemaekers e lo sbocciare di Bartesaghi
Andato prima al Bologna, poi alla Roma, il conto di Saelemaekers col Milan sembrava chiuso. Ed invece Allegri ha fiutato “l’affare” credendo nelle potenzialità del belga che ad oggi è stato il primo tassello del Milan del futuro, firmando il rinnovo qualche settimana fa. L’altra stella, nata sotto il cielo di San Siro, è quella di Davide Bartesaghi che si è tolto il mantello della timidezza, ed a suon di prestazioni si è preso la maglia da titolare superando Estupinian. L’Ecuadoregno al momento sembra fuori dal progetto, eppure credo possa dare tanto a questo Milan, forse sono l’unico che crede in lui, ma sicuramente la stagione è lunga e Pervis può essere una freccia da utilizzare.
Pulisic e Leao i bomber che non ti aspetti, Gimenez rimandato e Nkunku finalmente vivo
L’attacco del Milan è stato progettato in una maniera, ma è inevitabilmente andato nella direzione che già conoscevamo. I problemi di Gimenez si sono confermati anche nel nuovo campionato, vedremo se l’operazione alla caviglia farà tornare il giocatore come ai tempi del Feyenoord. Sta di fatto che l’attacco è pesato tutto sulle spalle di Leao e Capitan America Pulisic. Se per il portoghese la conferma era scontata, per Pulisic questo è l’anno della consacrazione, i suoi gol ed il suo apporto in termini di manovra stanno tenendo il Milan lassù ad un solo punto dall’Inter. Per quanto riguarda Nkunku, arrivato in estate per 37 milioni, le due reti contro il Verona possono fare da bivio ad un rapporto che sembrava doversi interrompere dopo una serie di prestazioni negative del francese.
Cosa ci aspetta il nuovo anno?
Sicuramente un difensore centrale, e sicuramente una difficile traferta a Cagliari. L’obiettivo primario era comunque quello di riportare la fiducia nell’ambiente e questo è stati centrato, ora è tempo di concentrarsi su quell’obiettivo impronunciabile da Allegri, noi però ci crediamo!