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Editoriale 17 marzo - Federossonera.com

Non cadiamo nella trappola! L’obiettivo è sempre stato la Champions!

Sapevo che c’era questo rischio: la sequenza è sempre la stessa, prima arriva la speranza, poi la cocente delusione e, con essa, si apre il vaso di Pandora e cominciano i processi.

La sconfitta dell’Olimpico ha fatto male, veramente male. Non tanto per come è arrivata: in fondo la Lazio non ha rubato nulla. Fa male perché la partita dell’Inter ha generato una tale carica di aspettativa che poi è andata a schiantarsi contro il muro.

Giornali ed opinionisti hanno aperto il processo al Milan, a tutti i livelli. Ed in effetti quello che maggiormente si può rimproverare alla squadra è la mancanza di cattiveria e di voglia di vincere che i rossoneri avrebbero dovuto possedere al solo toccare il terreno dell’Olimpico; ed invece sappiamo tutti come è andata a finire.

Sul banco degli imputati è finito anche Max Allegri, con le sue scelte e il suo atteggiamento. Certo, il tecnico livornese ha fatto anche mea culpa, in particolare per le disattenzioni del primo tempo, ma da qui a mettere sulla graticola l’allenatore che ci sta portando in Champions ce ne passa, e questo non è da Milan.

L’ultimo errore che bisogna commettere è perdere la fiducia, lasciandosi andare allo scudetto perduto. Signori, lo scudetto è perso da tante giornate a questa parte; anzi, per la verità non siamo mai stati competitivi per cucirci addosso il tricolore. Perciò lasciamo che questa amarezza passi e torniamo sul nostro reale obiettivo: la Champions League, che adesso vede la Juventus a -7, con lo scontro diretto che si giocherà a Milano e con un altro scontro diretto in calendario, quello a Napoli.

Eppure stavolta siamo padroni del nostro destino. Max ha parlato chiaro: bastano altre 4 vittorie per centrare il colpaccio, perciò in questa fase la parola d’ordine è restare uniti!

E per restare uniti è necessario far rientrare immediatamente il caso Leao. Il portoghese ha sbagliato: la sua reazione è calcisticamente comprensibile, ma a 27 anni e con la maglia rossonera sulle spalle, quelle reazioni non sono accettabili.

È chiaro che la frustrazione di giocare in una posizione non sua alla fine ha trovato la sua esplosione. Giocare una gara praticamente nulla, chiuso dalle maglie laziali, ed uscire nel momento più difficile hanno provocato una reazione comprensibile nel giocatore.

Resta da capire se quella reazione è figlia del momento o nasconde qualcosa di più profondo. Durante il match Leao non le ha mandate a dire nemmeno a Pulisic, reo di non averlo servito in un’occasione, e lo sfogo — nonostante l’abbraccio di Maignan prima e di Allegri poi — è proseguito anche dopo la sostituzione. Questo ha pesato nell’ambiente e inevitabilmente sui giornali.

A questo punto si è aperto il toto-Leao: tutti, ma proprio tutti, si sono espressi contro l’attaccante portoghese. Il rischio è che si apra un caso nel momento topico della stagione, con una Champions da sigillare.

Il dibattito “Leao resta o parte” non mi appassiona. Al momento voglio conquistare questa qualificazione e sentire la musica della Champions suonare a San Siro, sponda rossonera. Il resto, in questa fase, non mi deve e non ci deve interessare!