Mancano poche ore al raduno dei rossoneri. Amorim chiama a raccolta tutti i giocatori che non hanno partecipato al Mondiale per cominciare una stagione che deve portare alla riscossa.
Si riparte dallo strano 1-2 della sfida contro il Cagliari. Una sconfitta pesante, che ha fatto dire addio al sogno Champions. Perciò: nuovo tecnico e nuova società. Dopo il tira e molla sull’organigramma interno, Cardinale ha preso in mano la situazione e ha incaricato figure prevalentemente interne, che dovranno coadiuvare il nuovo tecnico portoghese.
Tralasciando la parte societaria, di cui avremo modo di parlare durante l’arco della stagione, dobbiamo partire da Amorim e dal suo 3-4-3, che promette di rivoluzionare il gioco della squadra rispetto a quello espresso da Max Allegri, fresco allenatore del Napoli.
Chi mi conosce sa bene quanto abbia apprezzato Allegri, non per il suo gioco, ma perché è riuscito a fare le nozze con i fichi secchi. C’è mancato poco che la stagione si concludesse con un posto in Champions.
Amorim è un ragazzone che ha superato da poco i 40 anni. Ha alle spalle un’esperienza vincente allo Sporting e una difficile gestione allo United. Ma, allo United, chi ha fatto bene negli ultimi anni?
Gli arrivi di Gila e Ramos hanno chiarito quale tipo di giocatori voglia il tecnico portoghese. Finalmente la tecnica torna al centro del gioco, ed è un peccato che Liberali si sia accordato con il Como. Ho promesso, però, di non parlare della società…
La conferma di Pulisic e quella, ormai molto vicina, di Modric stanno disegnando quello che sarà il Milan della prossima stagione. A questo proposito, il cambio di mentalità deve inevitabilmente portare a tentare di vincere, a tutti i costi, l’Europa League.
Basta con la puzza sotto il naso delle società italiane non vincenti, che vedono l’Europa League come una coppa di secondo piano. Spero che Amorim sradichi alla base questo vizietto di superiorità, prima dalla squadra e, di conseguenza, anche dai tifosi.
L’Europa League deve essere un obiettivo primario. È da lì che dobbiamo ricostruire la mentalità vincente. D’altronde, hanno fatto scuola Mourinho, prima a Manchester e poi a Roma con la Conference League, ed Enzo Maresca con il Chelsea, che solo un anno fa alzava al cielo Conference League e Mondiale per Club.
Dunque: aria nuova, gioco nuovo e inevitabili cessioni.
Qui la fila è lunga.
La società ha speso 100 milioni per Ramos e Gila, ora è tempo di sfoltire. Loftus-Cheek non fa parte del progetto, così come Fofana, a conferma del fatto che Amorim voglia giocatori capaci di dare del tu al pallone. Fuori anche Tomori e Ricci. Da valutare Nkunku e l’infortunato Gimenez, mentre Chukwueze pare destinato a restare, anche se, obiettivamente, sarebbe preferibile una sua cessione.
Per ultimo ho lasciato la ciliegina: Leao.
Il portoghese è reduce da un Mondiale deludente e la frattura aperta da alcune sue dichiarazioni non si salda facilmente. Ecco la vera patata bollente per Amorim e per la società.
Leao va venduto, e va venduto adesso che ha ancora valore! I romantici che vogliono vederlo ancora caracollare per il campo resteranno delusi.
In ogni caso, la nuova stagione merita tutta la vicinanza del popolo rossonero alla squadra. Per la società, invece, l’esame è rimandato più avanti. Non dimentichiamoci che RedBird è un fondo e che un fondo vuole fare utili.
Detto questo, diamo a Cesare quel che è di Cesare: i 100 milioni spesi in questa fase di mercato riabilitano parzialmente le sciagurate campagne acquisti delle passate stagioni.
Ma ora parola alla squadra!