Archiviata la gara contro il Cagliari, i rossoneri si godono la vetta della classifica in solitaria in attesa di Napoli ed Inter, impegnate oggi rispettivamente contro la Lazio, all’Olimpico, e a San Siro contro il Bologna.
La vittoria in Sardegna ha dato quelle certezze che cercavamo da tempo e ha confermato sul campo la filosofia di Allegri. Continuo a leggere commenti e dichiarazioni che lasciano trasparire un atteggiamento snob per quanto riguarda il gioco del Milan. Al solito, quando sento certe dichiarazioni, faccio spallucce. Alzi la mano chi non era al corrente che il gioco di Allegri non sarebbe stato spumeggiante, ma soprattutto alzi la mano chi avrebbe scommesso di vedere il Milan primo in classifica il 4 gennaio.
Spesso lo ripeto, ma evidentemente è necessario: quando si valuta una stagione si deve sempre tener presente il punto di partenza. Ricordate come è finita lo scorso anno? Con una finale di Coppa Italia persa quasi senza combattere, una Champions League salutata ad inizio anno contro un Feyenoord che poi è stato preso a sberle dai cugini. E l’ottavo posto in campionato? Risultato che quest’anno ci costringe a vedere le coppe europee sempre di fronte alla TV.
Prima di giudicare è necessario fare tutte le valutazioni e, tralasciando per un attimo i pessimi risultati sportivi, come non ricordare un morale sotto i tacchi, le litigate di Conceição con Calabria o gli episodi che hanno visto Leão e Theo ribellarsi prima con Fonseca? E l’espulsione di Theo contro il Feyenoord? Ora non mi azzardo minimamente a difendere Theo per quelle sciagurate reazioni, ma il punto di fondo, e ne ha parlato lo stesso esterno alla Gazzetta nei giorni di Riyad, è sempre stato il clima che si respirava in società ed a Milanello.
Vuoi per la dirigenza, vuoi per la parte tecnica, Allegri ha ereditato una situazione disastrosa e ha dovuto ricostruire pezzo per pezzo una squadra. Come lo ha fatto? Con il suo credo calcistico e con quel pizzico di sana mentalità italiana che parte dalle storiche statistiche: per vincere non bisogna incassare reti, e da lì si è partiti. Si è ricostruito un reparto difensivo che faceva acqua da tutte le parti, alchimizzando le risorse umane già a disposizione. Se ci pensate bene, Tomori, Gabbia e Pavlović erano a disposizione anche nelle gestioni precedenti, così come Bartesaghi.
Perciò, prima di criticare, per carità legittimamente, è sempre bene guardare il punto di partenza. Il gioco arriverà, ma qui c’era da ricostruire un’identità, e il Milan adesso ha quell’identità. Il gioco è destinato a migliorare e, anzi, se dovessimo valutare il Milan nei primi 20 minuti della ripresa di quasi tutte le partite giocate, staremmo a bocca chiusa per la mole di gioco e l’atteggiamento propositivo.
Piccolo sfogo personale a parte, è di oggi la notizia del pareggio della Juventus contro il Lecce: a quanto pare certe difficoltà sono piuttosto comuni. Ma torniamo in casa nostra e occupiamoci della prossima sfida contro il Genoa, squadra tignosa reduce dal pari interno contro il Pisa. Le buone notizie arrivano dall’infermeria, con il recupero di quasi tutti gli acciaccati; resta da capire la situazione di Nkunku, al centro di una possibile trattativa di mercato con la Turchia.
Anche Füllkrug ha dato una buona impressione, sia a livello fisico sia a livello di occupazione del campo. Il tedesco ha confermato di avere un’ottima tecnica e di saper dialogare con i compagni; in sintesi, la paura di avere un palo piantato lì davanti è scacciata. Le prossime settimane dovrebbero portare l’ex West Ham a un livello di preparazione molto alto e, a questo punto, ci si aspetta tanto da lui.
Mercato in entrata ed in uscita
Aperto ufficialmente il calciomercato, è stato lo stesso Tare a far intendere che il Milan non si fermerà. La parte curiosa è che prima erano i rossoneri ad andare a caccia, ora sono i procuratori che braccano la dirigenza rossonera. Certo, se potessimo contare su un gruzzoletto le cose sarebbero diverse. Da via Aldo Rossi non scuciono un euro per non far saltare il bilancio; di conseguenza qualcuno deve uscire.
Il nome caldo è sempre quello di Nkunku, richiesto dal Fenerbahçe: 25-30 milioncini che aprirebbero le porte a un centrale d’esperienza. L’ultima voce è quella che vuole Kim, campione d’Italia con il Napoli di Spalletti, in uscita dal Bayern Monaco. Il giocatore riscuote la fiducia di Allegri, il problema è sempre lo stesso: il suo ingaggio. Come al solito dobbiamo sperare che la controparte si metta una mano sulla coscienza e una sul portafoglio, in modo da dividere la spesa da buoni amici. Ma in fondo avere in rosa un giocatore che vuole cambiare aria sappiamo non avere senso, e il Bayern in questo momento può permettersi tranquillamente di farsi carico di una parte dello stipendio del coreano.
Intanto, chi non arriverà è il colombiano Arizala, ormai a un passo dall’Udinese. Il progetto tecnico non ha convinto il giocatore: l’idea è sempre stata quella di aggregare il ragazzo al Milan Futuro e poi, in estate, in prima squadra. Questo è il tempo del tutto e subito, perciò il giocatore vuole immediatamente la Serie A, sponda Udinese. Solo il tempo dirà chi avrà ragione; intanto i pochi milioncini risparmiati possono essere messi nel porcellino e utilizzati per chiudere definitivamente per il centrale.