Aveva ragione Chivu, la partecipazione a questa SuperCoppa non ce la siamo meritata, perciò razionalizziamola così e dimentichiamoci di Ryiad. Ma “purtroppo” siamo milanisti nel cuore e nell’anima, e abbiamo nel nostro DNA la vittoria in ogni campo dove poggiamo i tacchetti. Il 2-0 contro il Napoli non è certo una gara catastrofica, ed anzi dobbiamo imparare a trarne i segnali e usarli per il futuro in campionato. Ed i segnali sono sempre gli stessi, semplicemente amplificati da una sconfitta che sotto sotto fa male..
La partita ha viaggiato sostanzialmente nel binario dell’equilibrio, ed a dire il vero Nkunku ha avuto la palla per sbloccarla. Nel calcio poi si sa, gol sbagliato gol subito e se Højlund si ritrova De Winter come avversario, e Maignan in una serataccia, la frittata è completata, ed il gol di Neres è stata una conseguenza che ha segnato la gara.
La ripresa ha vissuto di un predominio territoriale del Milan, una pressione sterile che non ha mai prodotto reali pericoli e conclusioni degne di nota nella porta di Milinkovic – Savic. E questo è il secondo grande indizio lasciato da questa sfida. Poi Il 2-0 firmato da Højlund ha solo messo in mostra la fragilità difensiva senza Gabbia, ed anche un pizzico di deconcentrazione di Maignan, che anche sul secondo gol ha la coscienza sporca.
Ora, la supercoppa è andata e sinceramente amen, il nostro obiettivo è un altro, e per un attimo la sensazione è che anche Allegri l’abbia pensata così. Poi l’ingresso di Modric, e il cambiamento di assetto della squadra, ha mostrato un Milan capace di uscire dal 3-5-2 per qualcosa di diverso, ma oramai era impensabile rimetterla in piedi.
Ora proviamo ad analizzare i segnali citati in precedenza. Ovviamente mi riferisco alla rosa troppo corta. Sapevamo che i problemi erano al centro della difesa ed al centro dell’attacco. Nel reparto arretrato l’ex Genoa De Winter anche oggi non ha convinto, certo il cliente era impegnativo, ma essere surclassati in quel modo deve far aprire gli occhi alla dirigenza che, se veramente vuole ambire a giocarsi il titolo fino a maggio, deve intervenire sul mercato pesantemente, e con un nome di rilievo.
A riguardo è di oggi l’accelerata di Tare su Gila della Lazio, un’operazione che avrebbe il bene placido di tutto il tifo rossonero, ma che difficilmente si farà a gennaio, per questo si riapre prepotentemente la pista Thiago Silva. Il brasiliano si è appena svincolato e vorrebbe giocarsi le residue chances di convincere Ancelotti per una difficile convocazione al mundial. L’operazione non mi fa impazzire, anzi, Thiago è stato un giocatore che ha scritto un pezzo di storia, ma di 40enni al Milan ne abbiamo giù uno e ci basta così.
E veniamo al reparto offensivo. Nkunku sta migliorando. Oggi perlomeno lo abbiamo visto concludere, lottare e metterci gli attributi. Certo tutto questo non basta, è pur vero che il ruolo di prima punta non gli si addice, ed è pur vero che Allegri ha fiducia in lui, ma guardiamo in faccia la realtà. Nella ripresa non siamo arrivati a concludere nemmeno una volta, e se poi anche Pulisic non brilla, non stupiamoci di chiudere una gara all’asciutto. La cosa che preoccupa è che stiamo già caricando Fullkrug di troppe aspettative. L’attaccante tedesco arriverà e darà una mano, ma il costume da salvatore della patria proprio non riesco a vederglielo cucito addosso.
Ora si torna a Milano per preparare la gara contro il Verona, qualcuno ha parlato di un Milan ridimensionato, io francamente continuo a vedere una squadra che ci sta facendo vivere un sogno inaspettato in campionato, con dei mezzi di partenza da qualificazione in conference. Se l’esperienza serve a qualcosa, e Allegri e Tare ne hanno da vendere, crediamo che la buona sinergia tra i due possa far breccia sulla dirigenza e convincere Furlani che il momento è serio e non si può prescindere dal mettere mano al porcellino e portare a Milanello almeno un rinforzo di peso in difesa.
Quindi testa al Verona, un’altra “piccola”, e visto che abbiamo invertito il trend con le grandi, è giunto il momento di farlo anche con le piccole, perciò riprendiamo la marcia citando una frase dello storico capitano di mille battaglie, Franco Baresi “non dimentichiamoci chi siamo”, non so a voi, ma al solo rileggere queste parole i brividi ed il sangue rossonero tornano a scorrere!