La trasferta di Cremona restituisce un Milan che non ha subito alcun contraccolpo dopo il ko con il Parma. Fondamentale la gestione di Allegri che ha subito riposizionato il focus della squadra sul “maledetto obiettivo Champions”, vera ossessione fin dall’inizio della stagione, e i tre punti di Cremona sono figli di questo atteggiamento, orientato al successo, che va detto poteva anche non arrivare.
Sì, perché il gol di Pavlovic non è certo uno schema provato in allenamento: la capocciata di De Winter e la “nasata” di Pavlovic sono uno di quegli episodi che comunque sono la conseguenza di chi non ha mollato e ha cercato la vittoria fino alla fine.
Certo, la partita di Cremona restituisce serenità: adesso il quinto posto dista 9 punti, a 11 giornate dalla fine, e a sorpresa troviamo il Como come primo avversario da tenere a bada. Eh sì, perché Roma e Juve se le sono suonate a vicenda: un 3-3 pirotecnico che consente al Milan di allungare ulteriormente.
La gara dello Zini ci dà alcuni spunti su cui riflettere, e ruotano tutti intorno a Rafa Leao. Il portoghese anche oggi è partito centrale, assistito da Pulisic. Va detto che le occasioni sono arrivate, in particolare per i suoi rapidi tagli centrali, che potevano sbloccarla già nel primo tempo. Ma la problematica è sempre la stessa: Rafa non è un centrale e lì in mezzo vede limitato il suo potenziale del 50%.
Riguardando il match, la svolta è arrivata con l’ingresso di Fullkrug, come vero attaccante centrale, e con Pulisic e Leao ad agire ai suoi fianchi. In sintesi, rimettere Leao nella posizione per la quale la natura lo ha predisposto, ha cambiato il volto al Milan e la prestazione del giocatore. Ovviamente sgravato da compiti più statici, senza dover giocare spalle alla porta, Leao ha potuto esprimere al meglio tutto il suo potenziale, e i difensori della Cremonese hanno capito fin da subito che la serata stava mutando. Le occasioni sono arrivate ed è mancata quella precisione sotto porta, unita a una grande concentrazione di Audero, che ha impedito al Milan di sbloccarla.
Va detto che in Rafa, nonostante a sinistra abbia veramente fatto la differenza, in alcuni movimenti ha mostrato un certo rallentamento, dovuto a quella brutta bestia chiamata pubalgia.
In un’intervista a DAZN, a domanda diretta sulla possibilità di vedere il Milan con il tridente dal primo minuto, Max è stato come sempre diretto e categorico: “In questo momento è una soluzione da gara in corso perché comunque quando ci sono grandi ritmi è normale che anche gli esterni devono lavorare molto e quindi perdiamo un po’ di lucidità. In quel momento della partita c’era bisogno di giocatori offensivi. Abbiamo inserito Fullkrug e messo Pulisic a destra, che nonostante abbia avuto un’occasione importante ha fatto una buona partita, sta ritrovando la condizione così come Rafa, così come tutti gli altri. Vediamo cammin facendo, si può giocare anche con i tre davanti e il doppio mediano. Vediamo un attimino. In questo momento della stagione non mi interessano tanto i moduli e i sistemi di gioco, abbiamo un obiettivo troppo grosso da centrare, con le squadre dietro che continuano a far punti…”
In sintesi, raggiungiamo l’obiettivo, poi faremo tutti gli esperimenti che volete!
Ed allora aspettiamo questa benedetta qualificazione, che è tutt’altro che conquistata. Domenica c’è l’Inter e il match coi cugini è sempre una sfida di fascino. Max sa bene che le ambizioni scudetto sono sepolte; poi il calcio ci regala sempre sorprese, ma l’uscita dalla Champions dei nerazzurri credo abbia cancellato le residue speranze di “deconcentrazione” dovute agli impegni europei. Su questo mi sono già espresso in un editoriale qualche giorno fa, dopo le dichiarazioni dei protagonisti nerazzurri, che fondamentalmente “si sono accontentati” di ripiegare in campionato, cosa che da tifoso milanista è una bestemmia che grida al cielo.
Perciò contro l’Inter nessuna ambizione scudetto, ma caccia ai tre punti che ci avvicinerebbero al traguardo!
Comincia una settimana di attesa!